Fondazione Mentoring Synapsis Contatti

CORPI FUTURI /1

Iscriviti
Dean Graham, "Rise 2", 1999, acquerello su carta. © Graham Dean / Bridgeman Images
Crediti: 4 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 4h
Docente:

Benedetto Farina Professore Ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università Europea di Roma (UER)


Alessandra Lemma
Consulente presso l’Anna Freud National Centre for Children and Families


Clara Mucci
Professore Ordinario di Psicologia Dinamica, Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Università degli Studi di Bergamo


Laura Muzi
Ricercatrice in Psicologia Clinica presso il Dipartimento di filosofia, scienze sociali, umane e della formazione, Università degli Studi di Perugia


Grazia Spitoni
Professore associato, Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Sapienza Università di Roma

 

Responsabile corso:

Vittorio Lingiardi Psichiatra e psicoanalista, Professore Ordinario di Psicologia Dinamica, Sapienza Università di Roma, Presidente SPR-IAG (Italy Area Group)

Iscriviti

CORPI FUTURI /1

Razionale scientifico

Dal corpo non si scappa, il corpo è un tema trasversale e sempre contemporaneo. Nella sua presenza e ancor più nella sua assenza o nella distanza. Il corpo, che è uno solo, si moltiplica negli sguardi disciplinari e si ricompone nel loro incontro: è nel diritto e nella salute, nel linguaggio e nell’arte, nelle gender politics e nel fenomeno migratorio. È nell’esame del medico, obiettivo, istologico, radiografico. È nelle pratiche dello sport e nello studio dei neuroni specchio. È nell’esperienza della cura psichica, nella dimensione del trauma e nei disturbi del comportamento alimentare.

Le neuroscienze, soprattutto quando applicate all’indagine clinica, studiano le immagini e le rappresentazioni corporee, il concetto di embodiment, l’affective touch e le realtà immersive.

Soprattutto per le generazioni più giovani, il corpo è sempre più un luogo della ricerca identitaria, soglia e limite tra interiorità e esteriorità. Un corpo da modificare anche radicalmente, da potenziare o esibire, su cui tracciare i segni di un dolore che non trova le parole. Un corpo che il diritto può riconoscere o disconoscere, a partire dalle vicende di libertà e relazione che in esso si incarnano. Il corpo è nelle tecnologie, nella moda dei tatuaggi e nelle sessualità. È nel tempo che passa. La pandemia Covid-19 ha messo una lente d’ingrandimento sui nostri corpi: la loro cura e la loro legislazione, il contatto e la distanza. Ascoltiamo i corpi e le loro storie: passate, presenti e future.

 

Programma

“Il corpo isterico: esiste ancora?” – Clara Mucci

“Le forme del corpo: anoressia, obesità, vigoressia, dismorfismo” Laura Muzi e Grazia Spitoni

“La pelle: piercing, tatuaggi e psoriasi” Alessandra Lemma

“Il corpo del trauma” – Benedetto Farina

 

Professioni accreditate

Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

Psicologo, Psicoterapeuta

Educatore Professionale

Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

Infermiere

Assistente Sanitario

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LA SUPERVISIONE

Christabel Blackburn, "Conversazione in giallo", 2019 (olio su tavola). Bridgeman Images
Crediti: 1,5 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 1,5h
Docente:

Guido Giovanardi Ricercatore in Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Sapienza Università di Roma


Vittorio
Lingiardi Psichiatra e psicoanalista, Professore Ordinario di Psicologia Dinamica, Sapienza Università di Roma, Presidente SPR-IAG (Italy Area Group)


Marianna
Liotti Dottoranda in Psicologia Dinamica e Clinica, Sapienza Università di Roma


Gabriele Lo
Buglio Dottorando e assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Sapienza Università di Roma


Nancy
McWilliams Psicologa clinica e psicoanalista, docente della Rutgers University (New Jersey, USA), autrice di testi psicoanalitici fondamentali e curatrice della seconda edizione del PDM (Manuale Diagnostico Psicodinamico). E’ stata presidente della Divisione di Psicoanalisi dell’American Psychological Association (APA)


Marta
Mirabella Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Sapienza Università di Roma


Laura
Muzi Ricercatrice in Psicologia Clinica presso il Dipartimento di filosofia, scienze sociali, umane e della formazione, Università degli Studi di Perugia

Responsabile corso:

Vittorio Lingiardi Psichiatra e psicoanalista, Professore Ordinario di Psicologia Dinamica, Sapienza Università di Roma, Presidente SPR-IAG (Italy Area Group)

Concluso

LA SUPERVISIONE

Razionale scientifico

Dal corpo non si scappa, il corpo è un tema trasversale e sempre contemporaneo. Nella sua presenza e ancor più nella sua assenza o nella distanza. Il corpo, che è uno solo, si moltiplica negli sguardi disciplinari e si ricompone nel loro incontro: è nel diritto e nella salute, nel linguaggio e nell’arte, nelle gender politics e nel fenomeno migratorio. È nell’esame del medico, obiettivo, istologico, radiografico. È nelle pratiche dello sport e nello studio dei neuroni specchio. È nell’esperienza della cura psichica, nella dimensione del trauma e nei disturbi del comportamento alimentare.

Le neuroscienze, soprattutto quando applicate all’indagine clinica, studiano le immagini e le rappresentazioni corporee, il concetto di embodiment, l’affective touch e le realtà immersive.

Soprattutto per le generazioni più giovani, il corpo è sempre più un luogo della ricerca identitaria, soglia e limite tra interiorità e esteriorità. Un corpo da modificare anche radicalmente, da potenziare o esibire, su cui tracciare i segni di un dolore che non trova le parole. Un corpo che il diritto può riconoscere o disconoscere, a partire dalle vicende di libertà e relazione che in esso si incarnano. Il corpo è nelle tecnologie, nella moda dei tatuaggi e nelle sessualità. È nel tempo che passa. La pandemia Covid-19 ha messo una lente d’ingrandimento sui nostri corpi: la loro cura e la loro legislazione, il contatto e la distanza. Ascoltiamo i corpi e le loro storie: passate, presenti e future.

 

Programma

“Il corpo isterico: esiste ancora?” – Clara Mucci

“Le forme del corpo: anoressia, obesità, vigoressia, dismorfismo” Laura Muzi e Grazia Spitoni

“La pelle: piercing, tatuaggi e psoriasi” Alessandra Lemma

“Il corpo del trauma” – Benedetto Farina

 

Professioni accreditate

Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

Psicologo, Psicoterapeuta

Educatore Professionale

Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

Infermiere

Assistente Sanitario

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PAROLE DEL FUTURO

Iscriviti
Zhang Xiaogang, "Big Family (Girl)", 2006, litografia a colori. Photo © Christie’s Images / Bridgeman Images
Crediti: 5 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 5h
Docente:

Mario Barenghi Professore Ordinario di Letteratura Italiana Contemporanea, Dipartimento di Scienze Umane per
la Formazione “Riccardo Massa”, Università di Milano Bicocca

 

Gabriella Caramore Saggista e conduttrice radiofonica, docente presso Associazione Nuova Accademia

 

Matteo Meschiari Professore associato presso l’Università degli Studi di Palermo, Dipartimento Culture e Società

 

Laura Pigozzi Psicoanalista e saggista

 

Rocco Ronchi Professore Ordinario di Filosofia Teoretica e Docente IRPA – Istituto di Psicoanalisi Applicata

Responsabile corso:

Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta

Iscriviti

PAROLE DEL FUTURO

Razionale scientifico

Dal corpo non si scappa, il corpo è un tema trasversale e sempre contemporaneo. Nella sua presenza e ancor più nella sua assenza o nella distanza. Il corpo, che è uno solo, si moltiplica negli sguardi disciplinari e si ricompone nel loro incontro: è nel diritto e nella salute, nel linguaggio e nell’arte, nelle gender politics e nel fenomeno migratorio. È nell’esame del medico, obiettivo, istologico, radiografico. È nelle pratiche dello sport e nello studio dei neuroni specchio. È nell’esperienza della cura psichica, nella dimensione del trauma e nei disturbi del comportamento alimentare.

Le neuroscienze, soprattutto quando applicate all’indagine clinica, studiano le immagini e le rappresentazioni corporee, il concetto di embodiment, l’affective touch e le realtà immersive.

Soprattutto per le generazioni più giovani, il corpo è sempre più un luogo della ricerca identitaria, soglia e limite tra interiorità e esteriorità. Un corpo da modificare anche radicalmente, da potenziare o esibire, su cui tracciare i segni di un dolore che non trova le parole. Un corpo che il diritto può riconoscere o disconoscere, a partire dalle vicende di libertà e relazione che in esso si incarnano. Il corpo è nelle tecnologie, nella moda dei tatuaggi e nelle sessualità. È nel tempo che passa. La pandemia Covid-19 ha messo una lente d’ingrandimento sui nostri corpi: la loro cura e la loro legislazione, il contatto e la distanza. Ascoltiamo i corpi e le loro storie: passate, presenti e future.

 

Programma

“Il corpo isterico: esiste ancora?” – Clara Mucci

“Le forme del corpo: anoressia, obesità, vigoressia, dismorfismo” Laura Muzi e Grazia Spitoni

“La pelle: piercing, tatuaggi e psoriasi” Alessandra Lemma

“Il corpo del trauma” – Benedetto Farina

 

Professioni accreditate

Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

Psicologo, Psicoterapeuta

Educatore Professionale

Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

Infermiere

Assistente Sanitario

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IL CONCETTO DI SÉ IN PSICOTERAPIA

Iscriviti
Diarmuid Kelley, "Through the Darkest Months of April and May", olio su lino (2013), Offer Waterman Fine Arts, Londra. Photo © Offer Waterman & Co. / Bridgeman Images
Crediti: 1 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 1h
Docente:

Paolo Migone Psichiatra e psicoterapeuta, condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane

Responsabile corso:

Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta

Iscriviti

IL CONCETTO DI SÉ IN PSICOTERAPIA

Razionale scientifico

Il concetto di Sé in psicoterapia è oggi quanto mai impreciso, anche perché è usato da scuole diverse e ciascuna all’interno della propria teoria di riferimento. In questo seminario Paolo Migone spiega innanzitutto che il termine Sé può essere inteso in due modi molto diversi tra loro: il primo si riferisce al Sé come una “cosa”, una struttura con delle funzioni, potremmo dire alla mente di una persona (o alla persona stessa, alla sua personalità) e in questo caso si parla sempre in terza persona, può essere descritto o studiato con diverse modalità (ad esempio osservative o sperimentali); il secondo modo di intendere il Sé è invece soggettivo, cioè esperienziale, nel senso della rappresentazione che una persona ha di se stessa (ad esempio può avere una buona autostima, una certa idea o vissuto di sé, e così via).

A proposito del secondo modo di intendere il Sé, cioè come rappresentazione soggettiva di se stessi, bisogna però dire che per avere una rappresentazione di se stessi, per percepire un “senso di sé”, è necessario essere autocoscienti, avere l’autoconsapevolezza, cioè aver raggiunto un livello maturativo sufficiente. Nel caso del neonato ad esempio non si può parlare di questo tipo di Sé, perché occorre che abbia raggiunto almeno un anno e mezzo o due anni di vita, dato che nei primi mesi non è autocosciente. Naturalmente il neonato ha un Sé, ma si tratta per forza di un Sé inteso nella prima accezione, cioè di una mente dotata di un insieme di strutture e funzioni – anche molto sofisticate, che gli permettono per esempio di muoversi nell’ambiente e compiere azioni mirate – che però lo fanno assomigliare a questo riguardo agli animali, anch’essi estremamente abili ma senza autocoscienza (ad eccezione forse dello scimpanzé, il primate che più si avvicina all’uomo). Raggiunto un certo livello maturativo (e lo si può constatare, ad esempio, dalla capacità di riconoscersi allo specchio, e si noti che gli animali non sanno riconoscersi allo specchio), il bambino diventa gradualmente capace di rappresentare se stesso e quindi di possedere un Sé nella seconda accezione del termine, quella soggettiva o esperienziale. Dobbiamo quindi dire che coloro che utilizzano il termine Sé per un neonato in questa seconda accezione sbagliano, peccando di adultomorfismo. È invece del tutto giustificata l’espressione “Sé neonatale”, nel primo significato del termine, come struttura sottostante all’insieme delle funzioni mentali del bambino. 7, ad esempio, usa questo termine per descrivere le varie fasi della formazione del Sé nel bambino: “Sé emergente” (2 mesi), “Sé nucleare” (2-6 mesi), “Sé soggettivo” (8-18 mesi), “Sé verbale” (24 mesi). Non si può neppure dire, in senso dinamico, che il neonato abbia un Sé inconscio, perché il suo Sé (per forza inteso come un insieme di funzioni) non è mai stato rimosso (potremmo dire che è un Sé “non cosciente” nel senso che è tacito, implicito, procedurale, si tratta cioè di “inconscio cognitivo” e non di “inconscio psicoanalitico” o “dinamico” – su questo tema si veda il seminario di Paolo Migone su “L’inconscio psicoanalitico e l’inconscio cognitivo”). Possiamo parlare di un Sé inconscio solo dopo che il soggetto ha raggiunto quel livello maturativo che gli permette di avere una rappresentazione di sé ed eventualmente di rimuoverla (tra parentesi: in genere si scrive “Sé” con la iniziale maiuscola quando lo si usa come concetto, altrimenti si usa la minuscola). Ma possiamo fare questa ipotesi solo se aderiamo a una concezione psicodinamica e non strettamente fenomenologica, dato che gli approcci fenomenologici (e anche umanistici), prescindendo dal concetto di inconscio, in genere usano il termine Sé come rappresentazione conscia, sottovalutando così l’ipotesi – tipicamente psicoanalitica – che la coscienza possa basarsi su un autoinganno (Freud ad esempio diceva che “l’Io non è padrone in casa propria”, o che è una “marionetta”). In psicoanalisi possiamo ipotizzare che il paziente si difenda dall’essere pienamente consapevole di certe immagini di sé, ad esempio può negare una rappresentazione negativa di sé perché dolorosa, e grazie alla psicoterapia che lo rende più forte e sicuro può fare a meno di certe sue difese “narcisistiche” e ammettere di avere debolezze che prima negava. Tipicamente in psicoterapia noi lavoriamo su questo Sé, cioè sul modo con cui il paziente rappresenta se stesso, con cui “si vive”: può essere depresso oppure felice, può avere una bassa autostima, sentirsi svuotato, spento, vivo, eccitato, entusiasta, e così via, oppure può sentirsi confuso, avere idee contraddittorie di sé, caotiche, incoerenti, etc. Queste immagini che il paziente ha di sé sono l’oggetto della nostra attenzione terapeutica, e cerchiamo di aiutare il paziente a ordinarle, a dare loro un senso, eventualmente a fare a meno di certe difese nel caso ci sembri che le utilizzi, affinché arrivi a una maggior autenticità e congruenza con il suo mondo interiore.

Come si diceva, l’idea che una persona possa avere un’immagine di sé non vera, cioè che possa difendersi da un’altra idea di sé rimuovendola, è tipicamente psicoanalitica e si riferisce a un concetto che è sempre stato centrale in psicoanalisi, quello di conflitto, e precisamente di conflitto intrapsichico (non di conflitto esterno, cioè tra sé e il mondo esterno, perché questo è un discorso diverso, che non caratterizza la psicoanalisi in senso stretto o “classica” ma la psicoanalisi interpersonale o relazionale, che non a caso trova congeniale l’uso del termine Sé). Freud per cercare di descrivere il conflitto psichico aveva coniato dei termini che sono diventati molto conosciuti e che hanno caratterizzato la seconda topica (detta anche teoria strutturale o tripartita), e cioè Es, Io e Super-Io, e non a caso Freud non parlava mai di Sé (a volte ha utilizzato questo termine, ma in modo intercambiabile con quello di Io). Freud cioè voleva descrivere nel modo più chiaro possibile le istanze (le strutture) che dividevano la psiche caratterizzandole per il tipo di motivazione che avevano: l’Es voleva essere la parte istintuale, “animale”, pulsionale, di ciascuno di noi, che a volte deve essere controllata o regolata; l’Io voleva essere la parte razionale, il centro della persona, che si difende dall’Es e che regola i rapporti con la realtà esterna e anche con la forza del Super-Io; il Super-Io (che di fatto può essere visto come una provincia dell’Io) voleva rappresentare i valori che ci guidano, che a volte possono entrare in conflitto con l’Io e certamente con l’Es, e che possono essere anche potenti tanto quanto l’Es (si pensi ai forti sensi di colpa di cui può soffrire un paziente). Al di là di queste caratterizzazioni, quello che Migone sottolinea è che la psiche per Freud era divisa, in conflitto, e che il compito della terapia poteva essere quello di dipanare questi conflitti, ad esempio chiarendoli meglio, facendoli venire alla luce, rendendo l’Io più padrone, più capace di gestirli, prendendo distanza ad esempio da sue motivazioni in conflitto o non integrate col resto della personalità. L’obiettivo della terapia voleva essere in sostanza quello di armonizzare le varie parti della psiche “unificandola”, eliminando cioè le “divisioni” interne, divisioni che possono paralizzare la persona impedendole di raggiungere i propri obiettivi di vita. Da questo punto di vista, potremmo dire, ad esempio, che quando la psiche funziona in modo ottimale e armonioso, vi è un “Io forte”, equilibrato, e così via, ma la cosa interessante è che alcuni autori – come ad esempio Heinz Kohut – in questo caso usano l’espressione “Sé coeso”. Va precisato però che Kohut – diversamente da Heinz Hartmann che nel 1950 definì il Sé come la rappresentazione della persona da parte dell’Io – usava il termine Sé per alludere alla totalità della persona, non necessariamente in conflitto con se stessa e dotata di un programma di sviluppo che porta all’autorealizzazione armoniosa di se stessa in presenza di un ambiente facilitante. Quindi siamo di fronte a un’altra posizione filosofica, a una differente concezione dell’uomo, e infatti questo Sé non ha conflitti innati e tende alla socializzazione con gli altri. Certo, potranno esservi dei conflitti, ma non tra strutture interne bensì tra il Sé e l’ambiente, tra il Soggetto e l’Oggetto, conflitti che poi possono anche venire internalizzati e quindi sembrare conflitti intrapsichici (diventano “l’ombra dell’oggetto”), ma possono virtualmente risolversi se vi è un ambiente ottimale perché la persona (il Sé) tende naturalmente ad andare d’accordo con se stessa e con gli altri. Molti degli approcci che usano il termine Sé, ad esempio, rifiutano le pulsioni freudiane (quindi l’idea di conflitto intrapsichico): Harry Stack Sullivan e la psicoanalisi interpersonale americana negli anni 1930-40 avevano abiurato alla teoria delle pulsioni (e per questo avvenne la rottura con la psicoanalisi di allora); Kohut non credeva nelle pulsioni, cioè non credeva che esistesse la struttura tripartita Es/Io/Super-Io ma, come si è detto, che esistesse solo il Sé, e che quando comparivano le pulsioni, o le strutture Es/Io/Super-Io, queste fossero solo un “prodotto di disintegrazione”, un by-product, di un fallimento empatico nella relazione (è per questo che diceva che il complesso di Edipo non era primario, ma secondario a un difetto nella relazione con la madre, la quale veniva erotizzata dal bambino nel tentativo estremo di avere un rapporto con lei, di raggiungerla); la teoria delle relazioni oggettuali e la psicoanalisi relazionale contemporanea sottolineano l’importanza della relazione interpersonale come principale causa della psicopatologia; e così via. Migone in questo seminario quindi discute alcuni aspetti del dibattito sul concetto di Sé, chiarendo anche la differenza tra il Sé e le strutture Es, Io e Super-Io, e fa alcune ipotesi sui motivi per cui nella psicoanalisi contemporanea viene sempre meno usato il termine Io e preferito il termine Sé. Per chi fosse interessato ad approfondire alcuni aspetti di questa problematica in rapporto alla “Psicologia del Sé” di Heinz Kohut, può consultare il capitolo 10 del libro di Paolo Migone Terapia psicoanalitica (FrancoAngeli, 1995, 2010).

Programma

Lectio di Paolo Migone

Professioni accreditate

Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

Psicologo, Psicoterapeuta

Educatore Professionale

Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

Infermiere

Assistente Sanitario

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IMMAGINI E RIFLESSIONI DI UN TEMPO DI GUERRA

Iscriviti
Banksy, "Bomb Hugger", 2002, acrilico e vernice spray su tela. Photo © Christie’s Images / Bridgeman Images
Crediti: 6
Durata corso: 6h
Docente:

Andrea Cortellessa Critico letterario e storico della letteratura italiana, professore associato all’Università degli Studi Roma Tre

Pino Donghi Direttore artistico, editor, conduttore, curatore di collane editoriali, saggista

Nicole Janigro Psicologa psicoterapeuta, giornalista e scrittrice

Romano Madera Filosofo e psicoanalista, ha fondato “Philo” (Scuola superiore di pratiche filosofiche) e SABOF (Società di analisi biografica a orientamento filosofico)

Giuseppe Previtali Assegnista di ricerca e Professore di Storia del cinema presso l’Università degli studi di Bergamo

Responsabile corso:

Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta

Iscriviti

IMMAGINI E RIFLESSIONI DI UN TEMPO DI GUERRA

Razionale scientifico

Alla guerra che non si ferma nel cuore dell’Europa, Synapsis dedica un intero ciclo di lezioni in collaborazione con la rivista “doppiozero” e i suoi intellettuali. Com’è nostra vocazione, spaziamo in diversi campi del sapere anche nell’affrontare il concetto di “guerra”, associandolo a diverse discipline che ne aiutino la comprensione, se non l’accettazione.

Ha una prospettiva filosofica la dissertazione del filosofo e psicoanalista Romano Madera, che nel chiedersi se la guerra sia inevitabile, la spiega attraverso la teoria della “pseudo-speciazione”, introdotta dallo psicologo e psicoanalista Erik Erikson, poco utilizzata nelle scienze umane, molto nella psicologia sociale e nell’etologia umana. Secondo la quale, a differenza del mondo animale, la specie umana non riconosce il nemico come tale, mettendo in atto dinamiche che, a partire dall’antichità, sacrificano vittime quali capri espiatori. Più strettamente allegata all’attualità del conflitto in Ucraina è la coda dell’intervento di Madera, che risale alle radici storiche e culturali, necessariamente da conoscere, di un evento annunciato.

Con taglio storico, documentato sulle fonti, la psicoterapeuta Nicole Janigro ricostruisce i legami con la Grande guerra di Sigmund Freud e dell’allievo Gustav Jung. Come rivelano scritti e lettere, il padre della psicoanalisi se ne trovò coinvolto inizialmente per la leva dei figli maschi, fino a che le nevrosi traumatiche arriveranno a influenzare il suo pensiero, formando nuovi materiali alla psicoanalisi. Mentre Jung, allo scoppio della guerra ufficiale medico ma da tempo perseguitato da incubi e visioni di morti e sangue un’Europa devastata, attribuì lo scoppio del conflitto allo sfogo della psiche collettiva, arrivando ad assegnare un carattere psichico, costituito da miti e archetipi, a popoli e nazioni.

È ancora Nicole Janigro, nella sua seconda lezione, ad argomentare attraverso il pensiero di filosofi, scienziati, letterati la tensione verso la pace non ancora soddisfatta. Dopo il Novecento secolo più ogni altro afflitto da guerre, la cultura della pace è un articolo (28) della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, nonché educazione in alcuni Stati. Se Eric Fromm da filosofo si interroga sulle ragioni del male chiamando in causa l’anatomia della distruttività umana, l’etologo Irënaus Eibl-Eibesfeldt afferma l’urgenza di sviluppare una nuova cultura della pace superando ogni pregiudizio antropocentrico, mentre René Girard pone la rinuncia alla violenza quale conditio sine qua non per la sopravvivenza dell’umanità.

Con visione poetica che si apre alle arti tutte, il critico letterario e storico della letteratura Andrea Cortellessa ripercorre gli scritti memorabili folgoranti di poeti e letterati italiani tra le due guerre. Da Federico De Roberto che nella novella La paura oppone una natura snaturata ai parafernalia bellici, a Eugenio Montale che alla guerra dedicò solo una poesia di Ossi di seppia, folgorante per il verso “le notti chiare erano tutte un’alba”. Dagli interventisti Gabriele D’Annunzio e Ardengo Soffici al disilluso Carlo Emilio Gadda e al dolente Giuseppe Ungaretti, dalla memorialistica riscoperta dei soldati illetterati, fino alla violenza espressionista, autocensurata di Clemente Rebora: il sommo poeta della grande guerra.

Strettamente legata alla guerra, la scienza è responsabile delle più micidiali invenzioni belliche, non di rado trasformate in risorse per l’umanità. Pino Donghi, comunicatore scientifico, ripercorre la storia del legame tra guerra e scienza, ponendo l’accento sugli episodi più sconosciuti e curiosi, in relazione alle arti, allo spettacolo, a cinema. Dalle due guerre mondiali segnate dall’uso dell’atomica, attraverso le guerre post-coloniali del secondo Novecento, fino ai conflitti attuali dove anche la chimica e la biologia entrano in gioco, l’excursus bellico coincide, sorprendentemente, con la storia della scienza e dei più grandi scienziati.

Il ciclo comprende un’incursione anche nel cinema e nei media audiovisivi che con la guerra hanno sempre avuto uno stretto legame. Come argomenta in una documentata e trasversale lezione Giuseppe Previtali, le invenzioni cinematografiche e belliche sono così legate da avere radici linguistiche comuni (si pensi al verbo inglese to shoot: sparare e fotografare). Dalla prima guerra mondiale le immagini prodotte hanno valenza politica, così che scegliere di diffonderle o censurarle è volontà dei governi: dal fungo atomico alle ombre di Hiroshima, dal “falling man” dell’11 settembre ai crudi rituali jihadisti. Con un punto di vista che è ormai quello della macchina e non più del combattente, le immagini dei conflitti attuali, compreso quello in Ucraina, hanno l’accurata confezione della propaganda.

Programma

Guerra una prospettiva filosofica
lectio di Romano Madera

Freud e Jung
lectio di Nicole Janigro

Fromm e l’etologia
lectio di Nicole Janigro

Guerra e poesia
lectio di Andrea Cortellessa

Guerra e scienza
lectio di Pino Donghi

Guerra e cinema
lectio di Giuseppe Previtali

Professioni accreditate

Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta
Psicologo, Psicoterapeuta
Educatore Professionale
Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Infermiere
Assistente Sanitario

Fondazione Mentoring Synapsis Contatti

COME LA PSICOANALISI CONTEMPORANEA UTILIZZA I SOGNI

Iscriviti
Diarmuid Kelley, "Indian Red" (2013), olio su lino, Offer Waterman Fine Arts, Londra. Photo © Offer Waterman & Co. / Bridgeman Images
Crediti: 1 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 1h
Docente:

Paolo Migone Psichiatra e psicoterapeuta, condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane

Responsabile corso:

Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta

Iscriviti

COME LA PSICOANALISI CONTEMPORANEA UTILIZZA I SOGNI

Razionale scientifico

Alla guerra che non si ferma nel cuore dell’Europa, Synapsis dedica un intero ciclo di lezioni in collaborazione con la rivista “doppiozero” e i suoi intellettuali. Com’è nostra vocazione, spaziamo in diversi campi del sapere anche nell’affrontare il concetto di “guerra”, associandolo a diverse discipline che ne aiutino la comprensione, se non l’accettazione.

Ha una prospettiva filosofica la dissertazione del filosofo e psicoanalista Romano Madera, che nel chiedersi se la guerra sia inevitabile, la spiega attraverso la teoria della “pseudo-speciazione”, introdotta dallo psicologo e psicoanalista Erik Erikson, poco utilizzata nelle scienze umane, molto nella psicologia sociale e nell’etologia umana. Secondo la quale, a differenza del mondo animale, la specie umana non riconosce il nemico come tale, mettendo in atto dinamiche che, a partire dall’antichità, sacrificano vittime quali capri espiatori. Più strettamente allegata all’attualità del conflitto in Ucraina è la coda dell’intervento di Madera, che risale alle radici storiche e culturali, necessariamente da conoscere, di un evento annunciato.

Con taglio storico, documentato sulle fonti, la psicoterapeuta Nicole Janigro ricostruisce i legami con la Grande guerra di Sigmund Freud e dell’allievo Gustav Jung. Come rivelano scritti e lettere, il padre della psicoanalisi se ne trovò coinvolto inizialmente per la leva dei figli maschi, fino a che le nevrosi traumatiche arriveranno a influenzare il suo pensiero, formando nuovi materiali alla psicoanalisi. Mentre Jung, allo scoppio della guerra ufficiale medico ma da tempo perseguitato da incubi e visioni di morti e sangue un’Europa devastata, attribuì lo scoppio del conflitto allo sfogo della psiche collettiva, arrivando ad assegnare un carattere psichico, costituito da miti e archetipi, a popoli e nazioni.

È ancora Nicole Janigro, nella sua seconda lezione, ad argomentare attraverso il pensiero di filosofi, scienziati, letterati la tensione verso la pace non ancora soddisfatta. Dopo il Novecento secolo più ogni altro afflitto da guerre, la cultura della pace è un articolo (28) della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, nonché educazione in alcuni Stati. Se Eric Fromm da filosofo si interroga sulle ragioni del male chiamando in causa l’anatomia della distruttività umana, l’etologo Irënaus Eibl-Eibesfeldt afferma l’urgenza di sviluppare una nuova cultura della pace superando ogni pregiudizio antropocentrico, mentre René Girard pone la rinuncia alla violenza quale conditio sine qua non per la sopravvivenza dell’umanità.

Con visione poetica che si apre alle arti tutte, il critico letterario e storico della letteratura Andrea Cortellessa ripercorre gli scritti memorabili folgoranti di poeti e letterati italiani tra le due guerre. Da Federico De Roberto che nella novella La paura oppone una natura snaturata ai parafernalia bellici, a Eugenio Montale che alla guerra dedicò solo una poesia di Ossi di seppia, folgorante per il verso “le notti chiare erano tutte un’alba”. Dagli interventisti Gabriele D’Annunzio e Ardengo Soffici al disilluso Carlo Emilio Gadda e al dolente Giuseppe Ungaretti, dalla memorialistica riscoperta dei soldati illetterati, fino alla violenza espressionista, autocensurata di Clemente Rebora: il sommo poeta della grande guerra.

Strettamente legata alla guerra, la scienza è responsabile delle più micidiali invenzioni belliche, non di rado trasformate in risorse per l’umanità. Pino Donghi, comunicatore scientifico, ripercorre la storia del legame tra guerra e scienza, ponendo l’accento sugli episodi più sconosciuti e curiosi, in relazione alle arti, allo spettacolo, a cinema. Dalle due guerre mondiali segnate dall’uso dell’atomica, attraverso le guerre post-coloniali del secondo Novecento, fino ai conflitti attuali dove anche la chimica e la biologia entrano in gioco, l’excursus bellico coincide, sorprendentemente, con la storia della scienza e dei più grandi scienziati.

Il ciclo comprende un’incursione anche nel cinema e nei media audiovisivi che con la guerra hanno sempre avuto uno stretto legame. Come argomenta in una documentata e trasversale lezione Giuseppe Previtali, le invenzioni cinematografiche e belliche sono così legate da avere radici linguistiche comuni (si pensi al verbo inglese to shoot: sparare e fotografare). Dalla prima guerra mondiale le immagini prodotte hanno valenza politica, così che scegliere di diffonderle o censurarle è volontà dei governi: dal fungo atomico alle ombre di Hiroshima, dal “falling man” dell’11 settembre ai crudi rituali jihadisti. Con un punto di vista che è ormai quello della macchina e non più del combattente, le immagini dei conflitti attuali, compreso quello in Ucraina, hanno l’accurata confezione della propaganda.

Programma

Guerra una prospettiva filosofica
lectio di Romano Madera

Freud e Jung
lectio di Nicole Janigro

Fromm e l’etologia
lectio di Nicole Janigro

Guerra e poesia
lectio di Andrea Cortellessa

Guerra e scienza
lectio di Pino Donghi

Guerra e cinema
lectio di Giuseppe Previtali

Professioni accreditate

Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta
Psicologo, Psicoterapeuta
Educatore Professionale
Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Infermiere
Assistente Sanitario

Fondazione Mentoring Synapsis Contatti

L’IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA

Iscriviti
Diarmuid Kelley, "I Come and Stand at Every Door" (2013), olio su lino, Collezione privata. Photo © Offer Waterman & Co. / Bridgeman Images
Crediti: 1 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 1h
Docente:

Paolo Migone Psichiatra e psicoterapeuta, condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane

Responsabile corso:

Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta

Iscriviti

L’IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA

Razionale scientifico

Dal corpo non si scappa, il corpo è un tema trasversale e sempre contemporaneo. Nella sua presenza e ancor più nella sua assenza o nella distanza. Il corpo, che è uno solo, si moltiplica negli sguardi disciplinari e si ricompone nel loro incontro: è nel diritto e nella salute, nel linguaggio e nell’arte, nelle gender politics e nel fenomeno migratorio. È nell’esame del medico, obiettivo, istologico, radiografico. È nelle pratiche dello sport e nello studio dei neuroni specchio. È nell’esperienza della cura psichica, nella dimensione del trauma e nei disturbi del comportamento alimentare.

Le neuroscienze, soprattutto quando applicate all’indagine clinica, studiano le immagini e le rappresentazioni corporee, il concetto di embodiment, l’affective touch e le realtà immersive.

Soprattutto per le generazioni più giovani, il corpo è sempre più un luogo della ricerca identitaria, soglia e limite tra interiorità e esteriorità. Un corpo da modificare anche radicalmente, da potenziare o esibire, su cui tracciare i segni di un dolore che non trova le parole. Un corpo che il diritto può riconoscere o disconoscere, a partire dalle vicende di libertà e relazione che in esso si incarnano. Il corpo è nelle tecnologie, nella moda dei tatuaggi e nelle sessualità. È nel tempo che passa. La pandemia Covid-19 ha messo una lente d’ingrandimento sui nostri corpi: la loro cura e la loro legislazione, il contatto e la distanza. Ascoltiamo i corpi e le loro storie: passate, presenti e future.

 

Programma

“Il corpo isterico: esiste ancora?” – Clara Mucci

“Le forme del corpo: anoressia, obesità, vigoressia, dismorfismo” Laura Muzi e Grazia Spitoni

“La pelle: piercing, tatuaggi e psoriasi” Alessandra Lemma

“Il corpo del trauma” – Benedetto Farina

 

Professioni accreditate

Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

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MODI DEL SENTIRE

Iscriviti
Cagnaccio di San Pietro, "La ragazza allo specchio", olio su tela (1932), Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea, Roma. Photo © Stefano Baldini / Bridgeman Images
Crediti: 6 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 6h
Docente:

Marco Belpoliti Saggista, scrittore, docente universitario, direttore della rivista e casa editrice www.doppiozero.com

Gabriella Caramore Saggista e conduttrice radiofonica, docente presso Associazione Nuova Accademia


Nicole Janigro 
Psicologa psicoterapeuta, giornalista e scrittrice


Gianfranco Marrone
Professore Ordinario di Filosofia e teoria dei linguaggi presso l’ Università di Palermo; Direttore del Centro
internazionale di Scienze Semiotiche di Urbino


Ugo Morelli
 Professore di Scienze cognitive applicate alla vivibilità, al paesaggio e all’ambiente presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II


Anna Stefi 
Psicologa, docente di scuole superiori, vicedirettrice della rivista www.doppiozero.com e redattrice della collana Riga

Responsabile corso:

Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta

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MODI DEL SENTIRE

Razionale scientifico

Dal corpo non si scappa, il corpo è un tema trasversale e sempre contemporaneo. Nella sua presenza e ancor più nella sua assenza o nella distanza. Il corpo, che è uno solo, si moltiplica negli sguardi disciplinari e si ricompone nel loro incontro: è nel diritto e nella salute, nel linguaggio e nell’arte, nelle gender politics e nel fenomeno migratorio. È nell’esame del medico, obiettivo, istologico, radiografico. È nelle pratiche dello sport e nello studio dei neuroni specchio. È nell’esperienza della cura psichica, nella dimensione del trauma e nei disturbi del comportamento alimentare.

Le neuroscienze, soprattutto quando applicate all’indagine clinica, studiano le immagini e le rappresentazioni corporee, il concetto di embodiment, l’affective touch e le realtà immersive.

Soprattutto per le generazioni più giovani, il corpo è sempre più un luogo della ricerca identitaria, soglia e limite tra interiorità e esteriorità. Un corpo da modificare anche radicalmente, da potenziare o esibire, su cui tracciare i segni di un dolore che non trova le parole. Un corpo che il diritto può riconoscere o disconoscere, a partire dalle vicende di libertà e relazione che in esso si incarnano. Il corpo è nelle tecnologie, nella moda dei tatuaggi e nelle sessualità. È nel tempo che passa. La pandemia Covid-19 ha messo una lente d’ingrandimento sui nostri corpi: la loro cura e la loro legislazione, il contatto e la distanza. Ascoltiamo i corpi e le loro storie: passate, presenti e future.

 

Programma

“Il corpo isterico: esiste ancora?” – Clara Mucci

“Le forme del corpo: anoressia, obesità, vigoressia, dismorfismo” Laura Muzi e Grazia Spitoni

“La pelle: piercing, tatuaggi e psoriasi” Alessandra Lemma

“Il corpo del trauma” – Benedetto Farina

 

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Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

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TRAUMI DI GUERRA ED ESITI PSICOPATOLOGICI

Iscriviti
Georg Baselitz, "Der Dichter” (“Il poeta”), olio su tela, 162 x 130 cm. Collezione privata. © Georg Baselitz 2022. Photo: Jochen Littkemann, Berlin
Crediti: 1 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 1h
Docente:

Maria Silvana Patti, psicologa, psicoterapeuta, responsabile del Servizio di Psicotraumatologia e del Master in Psicotraumatologia dell’ARP di Milano. Membro del Comitato Scientifico della Casa della Psicologia, Ordine degli Psicologi della Lombardia.

Responsabile corso:

Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta

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TRAUMI DI GUERRA ED ESITI PSICOPATOLOGICI

Razionale scientifico

Dal corpo non si scappa, il corpo è un tema trasversale e sempre contemporaneo. Nella sua presenza e ancor più nella sua assenza o nella distanza. Il corpo, che è uno solo, si moltiplica negli sguardi disciplinari e si ricompone nel loro incontro: è nel diritto e nella salute, nel linguaggio e nell’arte, nelle gender politics e nel fenomeno migratorio. È nell’esame del medico, obiettivo, istologico, radiografico. È nelle pratiche dello sport e nello studio dei neuroni specchio. È nell’esperienza della cura psichica, nella dimensione del trauma e nei disturbi del comportamento alimentare.

Le neuroscienze, soprattutto quando applicate all’indagine clinica, studiano le immagini e le rappresentazioni corporee, il concetto di embodiment, l’affective touch e le realtà immersive.

Soprattutto per le generazioni più giovani, il corpo è sempre più un luogo della ricerca identitaria, soglia e limite tra interiorità e esteriorità. Un corpo da modificare anche radicalmente, da potenziare o esibire, su cui tracciare i segni di un dolore che non trova le parole. Un corpo che il diritto può riconoscere o disconoscere, a partire dalle vicende di libertà e relazione che in esso si incarnano. Il corpo è nelle tecnologie, nella moda dei tatuaggi e nelle sessualità. È nel tempo che passa. La pandemia Covid-19 ha messo una lente d’ingrandimento sui nostri corpi: la loro cura e la loro legislazione, il contatto e la distanza. Ascoltiamo i corpi e le loro storie: passate, presenti e future.

 

Programma

“Il corpo isterico: esiste ancora?” – Clara Mucci

“Le forme del corpo: anoressia, obesità, vigoressia, dismorfismo” Laura Muzi e Grazia Spitoni

“La pelle: piercing, tatuaggi e psoriasi” Alessandra Lemma

“Il corpo del trauma” – Benedetto Farina

 

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Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

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Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

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È possibile seguire la lezione senza il rilascio dei crediti ECM

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LA TEORIA PSICOANALITICA DEI FATTORI CURATIVI

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Diarmuid Kelley, "I'm Backing Britain", olio su tela, Collezione privata. Photo © Offer Waterman & Co. / Bridgeman Images
Crediti: 1 ECM
Costo: gratuito
Durata corso: 1h
Docente:

Paolo Migone Psichiatra e psicoterapeuta, condirettore della rivista Psicoterapia e Scienze Umane

Responsabile corso:

Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta

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LA TEORIA PSICOANALITICA DEI FATTORI CURATIVI

Razionale scientifico

Dal corpo non si scappa, il corpo è un tema trasversale e sempre contemporaneo. Nella sua presenza e ancor più nella sua assenza o nella distanza. Il corpo, che è uno solo, si moltiplica negli sguardi disciplinari e si ricompone nel loro incontro: è nel diritto e nella salute, nel linguaggio e nell’arte, nelle gender politics e nel fenomeno migratorio. È nell’esame del medico, obiettivo, istologico, radiografico. È nelle pratiche dello sport e nello studio dei neuroni specchio. È nell’esperienza della cura psichica, nella dimensione del trauma e nei disturbi del comportamento alimentare.

Le neuroscienze, soprattutto quando applicate all’indagine clinica, studiano le immagini e le rappresentazioni corporee, il concetto di embodiment, l’affective touch e le realtà immersive.

Soprattutto per le generazioni più giovani, il corpo è sempre più un luogo della ricerca identitaria, soglia e limite tra interiorità e esteriorità. Un corpo da modificare anche radicalmente, da potenziare o esibire, su cui tracciare i segni di un dolore che non trova le parole. Un corpo che il diritto può riconoscere o disconoscere, a partire dalle vicende di libertà e relazione che in esso si incarnano. Il corpo è nelle tecnologie, nella moda dei tatuaggi e nelle sessualità. È nel tempo che passa. La pandemia Covid-19 ha messo una lente d’ingrandimento sui nostri corpi: la loro cura e la loro legislazione, il contatto e la distanza. Ascoltiamo i corpi e le loro storie: passate, presenti e future.

 

Programma

“Il corpo isterico: esiste ancora?” – Clara Mucci

“Le forme del corpo: anoressia, obesità, vigoressia, dismorfismo” Laura Muzi e Grazia Spitoni

“La pelle: piercing, tatuaggi e psoriasi” Alessandra Lemma

“Il corpo del trauma” – Benedetto Farina

 

Professioni accreditate

Medico Chirurgo: Neurologo, Neuropsichiatra infantile, Psichiatra, Psicoterapeuta

Psicologo, Psicoterapeuta

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Tecnico della Riabilitazione Psichiatrica

Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva

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