Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Mario Sughi, Sunday morning at the park. ©Mario Sughi/Bridgeman Images.
Raffaella Lops Agente letteraria.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere, Infermiere Pediatrico
Fisioterapista
Logopedista
Ostetrico
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
È obbligatorio avere letto, prima di ciascun incontro, il libro oggetto di discussione.rnPer ottenere i crediti ECM è obbligatorio partecipare a tutti gli incontri.
Il corso è strutturato come un gruppo di lettura e prevede due incontri, distribuiti su altrettanti mesi, durante i quali, sotto la guida di Raffaella Lops, saranno approfonditi i seguenti due libri: “Nella carne” di David Szalay, edito da Adelphi e vincitore del Booker Prize 2025, e “La notte nel cuore” di Natacha Appanah, edito da Einaudi e candidato al Premio Strega Europeo 2026.
“Nella carne” di David Szalay racconta la vita di István, che si dipana in un’alternanza di successi e disfatte sullo sfondo della storia europea degli ultimi quarant’anni. Dall’Ungheria a Londra e ritorno, dal crollo della Cortina di ferro alla pandemia, passando per la seconda guerra del Golfo e l’ingresso nell’Unione Europea dei Paesi dell’ex blocco sovietico, la sua è la parabola di un uomo in balìa di forze che non è in grado di controllare: non solo quelle all’opera sullo scacchiere politico del Vecchio Continente, che lo manovrano come un fantoccio, ma anche quelle – istintive – che ne governano la carne, spesso imprimendo svolte decisive alla sua esistenza. Tutto – i traumi e i lutti, i traguardi raggiunti e le potenziali soddisfazioni – lo lascia ugualmente impassibile, pronto a fronteggiare ogni accadimento, dal più fortunato al più tragico, con l’arma del suo laconico: «Okay». E forse è davvero questa l’unica ricetta per attraversare incolumi il tempo che ci è concesso in sorte: solcarlo senza illusioni, abbandonandosi alla corrente.
Nel maggio 2021 Nathacha Appanah apprende dell’omicidio della giovane Chahinez Daoud, avvenuto a Mérignac, nei pressi di Bordeaux. L’ex marito l’ha spiata, inseguita, braccata, le ha sparato alle gambe e l’ha bruciata viva in strada, a pochi metri da casa sua. La morte di Chahinez risveglia in Appanah un dolore che viene da lontano: la perdita della cugina Emma, brutalmente assassinata dal marito a Mauritius nel 2000. E riapre una ferita personale, profonda. È una storia che l’autrice non ha mai raccontato, a cui ha evitato di pensare a lungo. Una storia che adesso bisogna scrivere. Perché per poter restituire la voce a Emma e Chahinez, condannate per sempre al silenzio, Appanah deve partire da sé stessa, da quella ragazza che dai diciassette ai venticinque anni ha avuto una relazione con un uomo geloso, possessivo, violento, che l’ha abbindolata, isolata da tutti, piegata, asservita. E quasi uccisa. Appanah si affida a queste pagine ripercorrendo la propria esperienza, mentre ricostruisce le esistenze di Emma, moglie e madre imprigionata in un matrimonio senza via d’uscita, e di Chahinez, che aveva avuto la forza di divorziare, di ricominciare, di lasciare l’Algeria sperando in un futuro migliore per sé e i figli in Francia. A queste donne, oppresse dal controllo di uomini incapaci di rispettare le loro scelte e la loro indipendenza, Appanah dedica “La notte nel cuore”, la sua lotta contro l’oblio che troppo spesso circonda i femminicidi. Capitolo dopo capitolo, esamina le narrazioni della stampa, della giustizia, dei colpevoli, riferisce i ricordi di famigliari e amici, analizza le dinamiche della violenza cercando di portare alla luce il meccanismo fatale in cui sono rimaste intrappolate Emma e Chahinez. Con parole limpide, precise, di una bellezza struggente, Nathacha Appanah intreccia la sua verità a quella di Emma e Chahinez, attraversando la notte che nei loro cuori ha preso il posto dell’amore.
Obiettivo del corso è approfondire il legame tra la lettura e la narrazione di sé: parlare di un libro, parlarne davvero, e farlo con altri, equivale a dire qualcosa di profondo su se stessi, sulle proprie relazioni, sul rapporto con i ricordi e con il presente. La lettura dei testi e le attività proposte durante gli incontri agevoleranno l’emergere di riflessioni personali nei partecipanti e permetteranno di costruire un’esplorazione comune nel corso del dibattito in classe.
21 maggio, 18.00-19.30
Come i romanzi parlano di noi: Nella carne di David Szalay
18 giugno, 18.00-19.30
Come i romanzi parlano di noi: La notte nel cuore di Nathacha Appanah
Sono disponibili 35 posti che saranno assegnati ai primi 35, tra gli iscritti, che si presenteranno all’incontro del 21 maggio e che, come da pre-requisito richiesto, avranno letto il libro oggetto di discussione.
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Radi Nedelchev, Moschea a Razgrad © Radi Nedelchev. All Rights Reserved 2026 / Bridgeman Images.
Letizia Caruzzo Architetto presso Caruzzofabbro Architetti Associati, collaboratore di doppiozero.
Elena Granata Professore Associato di Urbanistica presso il Politecnico di Milano; vicepresidente della Scuola di Economia Civile.
Valerio Miselli Dirigente medico responsabile del Servizio di Diabetologia dell’ospedale di Scandiano.
Luca Molinari Curatore, critico e professore ordinario di Teoria e Progettazione Architettonica presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli; direttore editoriale della rivista Platform.
Valeria Verdolini Coordinatrice scientifico-organizzativa e delle attività di formazione per Biennale Democrazia; Docente a contratto presso l’Università degli Studi di Milano.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico legale, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere; Infermiere pediatrico
Logopedista (logopedista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Fisioterapista (fisioterapista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Ostetrico
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
Il ciclo La cura dei luoghi esplora gli spazi fondamentali in cui si esprime l’esperienza umana — casa, ospedale, scuola, carcere e parco — come ambienti che non si limitano al loro scopo funzionale e sociale, ma contribuiscono a modellare identità, relazioni, salute e benessere collettivo. Attraverso prospettive storiche, architettoniche, urbanistiche e culturali, il percorso mostra come la qualità degli spazi influenzi profondamente i modi di abitare e coabitare, curare, educare e rieducare. Comprendere la dimensione simbolica e materiale dei luoghi significa acquisire strumenti critici per progettare ambienti più inclusivi, umani e sostenibili.
Luca Molinari ripercorre l’evoluzione del concetto di domesticità nel Novecento fino alle trasformazioni contemporanee, mostrando come la Casa sia uno spazio in continuo mutamento tra dimensione intima e apertura al mondo. Dalla ridefinizione del vivere domestico nel secolo scorso alle nuove forme di abitare emerse durante la pandemia, la casa viene letta come soglia simbolica tra interno ed esterno, tra protezione e relazione. L’analisi di esempi emblematici dell’architettura moderna – da Le Corbusier a Mies van der Rohe – evidenzia come l’ambiente domestico sia oggi sempre più fluido, in grado di ridefinire il rapporto tra individuo, famiglia e società.
Valerio Miselli analizza l’Ospedale nella sua evoluzione storica, dai luoghi di assistenza caritatevole medievali al complesso sistema sanitario contemporaneo. Attraverso testimonianze letterarie e casi contemporanei si analizzano i passaggi rituali dell’ospedalizzazione, il ruolo dei corridoi e delle sale d’attesa come spazi di comunicazione e attesa, e le criticità organizzative spesso date per scontate. Il tema dell’umanizzazione delle cure, della sicurezza, della centralità del paziente e del rapporto tra natura e guarigione evidenzia la necessità di ripensare l’ospedale non solo come luogo di trattamento, ma come ambiente di accoglienza, relazione e dignità.
Letizia Caruzzo in Scuola ripercorre l’evoluzione dell’edilizia scolastica dal secondo dopoguerra a oggi. Partendo dalla produzione standardizzata degli anni Sessanta in Italia, spesso funzionale ma povera di qualità architettonica e relazione con il contesto urbano, vengono messi a confronto modelli diversi, tra cui spicca l’esperienza della Rinnovata Pizzigoni di Milano, centrata su didattica attiva e spazi flessibili, oltre alle concezioni di architetti quali Guido Canella, Aldo Rossi, Francis Kéré. In dialogo con le linee guida del PNRR e con la visione di Renzo Piano della scuola come presidio civico e luogo di comunità, emerge il principio secondo cui la qualità dello spazio educativo incide direttamente sulla qualità dell’apprendimento e della vita collettiva.
La lezione di Valeria Verdolini analizza il Carcere come spazio che riflette il rapporto tra pena, diritti e funzione rieducativa, mettendo in luce le contraddizioni del sistema penitenziario contemporaneo, segnato dal problema del sovraffollamento e dalle richieste di maggiore sicurezza sociale. A partire dalle riflessioni illuministe contro pene crudeli e dalle analisi sociologiche sulle “istituzioni totali”, il carcere viene letto come ambiente che incide profondamente sull’identità della persona detenuta, attraverso pratiche di controllo, spersonalizzazione e separazione dal mondo esterno. Il percorso interroga inoltre le riforme che hanno superato modelli custodialistici, come gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, e il dibattito sul cosiddetto populismo penale, evidenziando la tensione costante tra funzione punitiva, dignità della persona e reinserimento sociale.
Elena Granata ricostruisce l’evoluzione del Parco, da riserva di caccia medievale a bene collettivo e infrastruttura urbana fondamentale, mostrando come il concetto di verde pubblico nasca nell’Ottocento come risposta all’industrializzazione e all’inquinamento delle città. Dai primi parchi pubblici europei ai grandi modelli urbani come quelli ottocenteschi, il parco diventa “polmone verde” delle città, spazio di socialità e rigenerazione fisica e psichica. Il percorso mette in luce il valore del verde per la salute, la qualità dell’abitare e l’adattamento climatico, richiamando principi contemporanei come la necessità di garantire e rendere accessibile la natura di prossimità. Il parco emerge così come luogo di equilibrio tra dimensione pubblica e bisogno di ritiro, tra progetto umano e processi naturali, elemento essenziale per città più sane, inclusive e resilienti.
“Casa” – Luca Molinari
“Ospedale” – Valerio Miselli
“Scuola” – Letizia Caruzzo
“Carcere” – Valeria Verdolini
“Parco” – Elena Granata
Il ricavato dalla vendita dei corsi sarà interamente destinato allo sviluppo delle attività della Fondazione Hapax.
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Franziska Neubert, Uomo in piedi © Bridgeman Images.
Giorgia Antonelli Docente di lettere, Editrice di LiberAria, Fondatrice di BOOOK!
Mattia Mossali Visiting Assistant Professor of Italian presso il Dickinson College, in Pennsylvania.
Greta Perletti Ricercatore in Letteratura Inglese presso l’Università degli Studi di Trento.
Andrea Pomella Scrittore, giornalista e insegnante di scrittura creativa alla Scuola del Libro e alla Scuola Holden.
Liliana Rampello Critica letteraria e saggista, ha insegnato Estetica all’Università di Bologna.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico legale, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere; Infermiere pediatrico
Logopedista (logopedista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Fisioterapista (fisioterapista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
Il ciclo Malattia mentale propone un percorso letterario che attraversa tutto il Novecento, esplorando il tema della sofferenza psichica attraverso l’analisi delle opere di autori e autrici che hanno trasformato la propria condizione personale in materia viva di scrittura: da Virginia Woolf, che rivendica la malattia come esperienza capace di aprire forme più profonde di percezione di sè e della realtà, a Giuseppe Berto, che trasforma il “male oscuro” in un’autoanalisi collettiva; dalle visioni di Alejandra Pizarnik e Sylvia Plath, sospese tra il demone della perfezione e il desiderio di assoluto, fino alla testimonianza di Janet Frame, salvata dalla letteratura un istante prima della lobotomia. Attraverso queste voci, che hanno attraversato un’epoca di sconvolgimenti epocali, la malattia mentale viene letta oltre la sola prospettiva clinica e calata nella sua dimensione umana, simbolica e culturale, mettendo in luce il ruolo del linguaggio e della scrittura non come semplice testimonianza del disagio, ma come spazio privilegiato in cui la fragilità dell’io, la crisi dell’identità e il rapporto tra normalità e follia trovano espressione e senso.
Liliana Rampello affronta il rapporto tra malattia mentale e creazione letteraria nell’opera di Virginia Woolf (1882-1941), mettendo in luce come la follia non rappresenti una frattura distruttiva dell’io, ma una dimensione intima e strutturante della scrittura. Dal saggi Dell’essere malati (1930) al romanzo La signora Dalloway (1924), la lezione restituisce un ritratto complesso di Virginia Woolf: non una vittima della sua malattia, ma un’autrice energica e interamente dedita al suo lavoro, che ha fatto della letteratura un luogo per interrogare il reale e aprire spazi di conoscenza inaccessibili alla sola razionalità. La creazione letteraria diventa così il luogo in cui il dolore psichico non viene ridotto a caso clinico, ma restituito nella sua complessità esistenziale, rivelando la continuità profonda tra fragilità, sensibilità e forma artistica.
Andrea Pomella affronta Il male oscuro di Giuseppe Berto (1914-1978), romanzo che offre uno sguardo radicale sulla sofferenza psichica come esperienza individuale e collettiva nell’Italia del secondo dopoguerra. Attraverso una scrittura fortemente introspettiva e innovativa, Il male oscuro porta nel dibattito pubblico temi fino ad allora relegati alla sfera privata, come l’ansia, il fallimento e il disagio mentale. La lezione analizza la malattia come nodo identitario e come lente per leggere il rapporto tra individuo, famiglia e società, mostrando come la scrittura stessa diventi strumento di autoanalisi, resistenza e possibile trasformazione del dolore.
La lezione di Mattia Mossali su Sylvia Plath (1932-1963) affronta il tema della malattia mentale come conflitto tra desiderio di perfezione, sofferenza psichica e ricerca di senso. Attraverso l’analisi di poesie, lettere e diari, emerge una soggettività segnata dall’alternanza tra controllo e abbandono, tra volontà di vita e attrazione per il nulla. La scrittura diventa il luogo in cui la depressione e il dolore vengono trasformati in linguaggio, fino a toccare i limiti estremi dell’esperienza. Una produzione letteraria profondamente connessa con la dimensione di lotta tra la sfera interiore e le aspettative imposte dal contesto sociale e affettivo.
Giorgia Antonelli esplora la figura di Alejandra Pizarnik (1936-1972), mettendo in luce la dimensione di estraneità radicale rispetto ai codici sociali e linguistici dominanti. Attraverso diari, poesie e lettere, emerge una soggettività fragile e inquieta, una vita segnata da un’estrema precarietà lavorativa e personale, in cui la scrittura resta un esercizio estremo di conoscenza di sé e del proprio limite. La lezione indaga il legame tra insonnia, desiderio, corpo e parola poetica, mostrando come la follia diventi per Pizarnik uno spazio di tensione creativa, in cui la ricerca dell’identità si intreccia costantemente con l’attrazione per il silenzio e per la morte.
Greta Perletti analizza l’opera di Janet Frame (1924-2004) per riflettere sulla malattia mentale come costruzione culturale e come esperienza di esclusione, senza mai ridurla a una diagnosi. Attraverso il racconto autobiografico e la finzione narrativa, Frame trasforma l’esperienza dell’internamento psichiatrico in una profonda meditazione su identità, linguaggio e creatività. La lezione analizza la scrittura come spazio di resistenza al potere medicalizzante e come via di ricomposizione dell’io, restituendo alla malattia mentale una dimensione umana, simbolica e conoscitiva che sfugge a ogni semplificazione.
“Virginia Woolf” – Liliana Rampello
“Il male oscuro di Berto” – Andrea Pomella
“Silvia Plath” – Mattia Mossali
“Alejandra Pizarnik” – Giorgia Antonelli
“Janet Frame” – Greta Perletti
Il ricavato dalla vendita dei corsi sarà interamente destinato allo sviluppo delle attività della Fondazione Hapax.
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

© holaillustrations.
Tommaso Boldrini Ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze della Salute, Università Pegaso. Professore Aggiunto presso il Dipartimento di Psichiatria, Università di Ottawa, Ontario, Canada.
Nicola Carone Professore associato di Psicologia dinamica Dipartimento di Medicina dei Sistemi, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Mariagrazia Di Giuseppe Professoressa associata in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Roma Tor Vergata
Guido Giovanardi Professore associato presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Facoltà di Medicina e Psicologia della Sapienza di Roma
Vittorio Lingiardi Professore Ordinario di Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma
Marianna Liotti PhD e Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Psicologia Clinica, Dinamica e Salute, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma
Laura Muzi Professoressa associata in Psicologia Clinica presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane e della formazione, Università degli Studi di Perugia
Annalisa Tanzilli Professoressa associata in Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica, Clinica e Salute, Facoltà di Medicina e Psicologia, Sapienza Università di Roma
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medicina di comunità)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere
Infermiere pediatrico
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
Vittorio Lingiardi torna a collaborare con Synapsis con un corso sulla valutazione clinica al servizio del trattamento. Articolato in dieci lezioni, tenute dallo stesso psichiatra e psicoanalista insieme ai suoi collaboratori e allievi, è un vero e proprio manuale, da vedere e ascoltare.
L’obiettivo è promuovere una descrizione e una comprensione della personalità e dei suoi disturbi, al servizio delle scelte di trattamento più idonee.
Nella cornice della psicologia dinamica, ogni tema viene affrontato in dialogo con la più recente diagnostica psichiatrica, le neuroscienze, la teoria dell’attaccamento, la psicologia cognitiva.rnSi esamina il concetto di personalità alla luce delle sue componenti biologico-temperamentali, psicologiche (come i meccanismi di difesa) e sociali, nei percorsi di sviluppo, traumatici e non. Particolare attenzione è dedicata alle dimensioni che compongono le identità sessuali e di genere.
Vengono analizzati anche gli stili e i disturbi della personalità, con una trattazione critica delle loro caratteristiche clinico-diagnostiche e culturali e un inquadramento dei principali modelli di psicoterapia e trattamento.
Vengono infine illustrati i principali quadri psicopatologici dal punto di vista sia descrittivo sia dinamico: i disturbi psicotici e la schizofrenia; i disturbi bipolari e depressivi; i disturbi ansiosi, fobici, ossessivi; i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione; l’uso di sostanze; i disturbi da sintomi somatici e altre configurazioni cliniche.
Corso realizzato con il patrocinio della Society for Psychotheray Research – Italian Area Group.
Personalità, diagnosi, psicopatologia: un’introduzione – Vittorio Lingiardi
Trauma e attaccamento – Marianna Liotti
Meccanismi di difesa – Mariagrazia Di Giuseppe
Identità sessuale e di genere – Nicola Carone, Guido Giovanardi
Stili e disturbi di personalità – Annalisa Tanzilli
Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione – Laura Muzi
Ansia, fobie, ossessioni – Marianna Liotti
Disturbi bipolari e depressivi – Annalisa Tanzilli
Schizofrenia e disturbi psicotici – Tommaso Boldrini
Le psicoterapie: modelli e applicazioni cliniche – Laura Muzi
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Alex Caminker, Trees. ©Alex Caminker/Bridgeman Images.
Gian Pietro Comolli Romanziere, saggista e giornalista.
Agostino Giovagnoli Già Professore ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano.
Maria Anna Mariani Professore associato presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze e il College, Università di Chicago.
Roberto Peverelli Dirigente scolastico nell’ISIS “Paolo Carcano” di Como.
Francesca Rigotti Filosofa e saggista.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico legale, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere; Infermiere pediatrico
Logopedista (logopedista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Fisioterapista (fisioterapista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
Il tema della pace è oggi al centro del dibattito pubblico globale, in un contesto internazionale attraversato dal ritorno della guerra come strumento ordinario di gestione dei conflitti e dalla crisi dell’ordine multilaterale. Il ciclo Pace affronta il tema da diverse prospettive complementari (cristiana, comparata tra Oriente e Occidente, filosofico-politica, femminile, letteraria) offrendo una mappa ampia e multidisciplinare al fine di comprenderne le dimensioni culturali, religiose,
filosofiche, antropologiche e politiche. Il ciclo ha l’obiettivo di fornire strumenti critici per interpretare gli effetti dei conflitti su individui e comunità e per sostenere pratiche di dialogo, riconciliazione e coesione sociale.
Nella lezione Il pensiero cristiano sulla pace Agostino Giovagnoli ricostruisce l’evoluzione del concetto di pace nella tradizione cristiana, dalle radici evangeliche fino ai grandi momenti del pacifismo cattolico contemporaneo. Vengono analizzati gli snodi storici cruciali, come la posizione di Benedetto XV sulla Prima guerra mondiale, l’elaborazione dottrinale di Pacem in terris, la spinta dialogica di Giovanni Paolo II, e le posizioni di Papa Francesco e di Leone XIV di fronte ai conflitti attuali. La pace non è intesa solo come assenza di guerra, ma come struttura spirituale e sociale che unisce interiorità, ordine comunitario e responsabilità universale dell’umanità.
Gian Pietro Comolli in Pace: Oriente e Occidente indaga in una prospettiva comparata come differenti tradizioni religiose e culturali – ebraismo, cristianesimo, induismo, buddhismo – abbiano sviluppato nel corso della storia modelli di contenimento della violenza e di costruzione della pace. Attraverso antropologia, storia delle religioni e filosofia morale, emerge il paradosso per cui cooperazione e conflitto condividono una stessa radice evolutiva: i gruppi umani proteggono la propria sopravvivenza ma cercano anche vie per limitare la distruzione. Dal monachesimo cristiano ai percorsi ascetici indiani, fino alla meditazione buddhista, la lezione confronta le diverse strategie culturali che hanno tentato di trasformare la guerra in spazio di responsabilità etica.
Roberto Peverelli in Kant e la pace perpetua offre una rilettura in chiave contemporanea del pensiero di uno dei più grandi filosofi occidentali, collocandolo tra le guerre del Settecento e la crisi odierna dell’ONU. Attraverso i concetti di foedus pacificum, diritto cosmopolitico e repubblicanesimo, viene analizzato il pacifismo giuridico come dispositivo politico capace di arginare la violenza tra gli Stati. La riflessione si estende al tema dell’“insocievole socievolezza” e alla fiducia (o sfiducia) nel progresso morale dell’umanità, interrogando i limiti e le possibilità del pacifismo istituzionale nel mondo contemporaneo.
La lezione di Francesca Rigotti, La pace nel pensiero filosofico femminile, esplora il contributo di alcune pensatrici – da Rachel Bespaloff a Simone Weil – alla riflessione su pace, guerra e natura umana. Lungi dall’essere pacifiste per essenza, le filosofe mostrano sensibilità e prospettive divergenti: Bespaloff legge l’Iliade come testimonianza della necessità tragica della guerra, Weil come denuncia della forza che annienta l’umano. La lezione inserisce queste posizioni nel dibattito più ampio sulla natura umana (tra Hobbes, Rousseau, Sadun Bordoni e Pinker) e sul ruolo del conflitto nella storia, aprendo la questione se la guerra sia destino antropologico o forma storica superabile.
In La pace negli scrittori italiani del dopoguerra Maria Anna Mariani ripercorre come intellettuali e scrittori italiani del dopoguerra hanno affrontato il tema della pace. Dal dibattito sorto nella redazione Einaudi del 1963 sul Peace Speech di Kennedy emergono tensioni tra fiducia e scetticismo verso la retorica pacifista, mentre la posizione dell’Italia nella guerra fredda appare segnata da una “zona grigia” di corresponsabilità. Vengono analizzate voci come quelle Primo Levi, Franco Venturi e Carlo Cassola, sui rischi congiunti della minaccia atomica ed ecologica; mentre Italo Calvino, con le Cosmicomiche, propone uno sguardo anticonvenzionale che immagina mondi senza uomini per interrogare la fragilità dell’umano.
“Il pensiero cristiano sulla pace” – Agostino Giovagnoli
“Pace: Oriente e Occidente” – Gian Pietro Comolli
“Kant e la pace perpetua” – Roberto Peverelli
“Il pensiero della pace nelle donne filosofe” – Francesca Rigotti
“La pace negli scrittori italiani del dopoguerra” – Maria Anna Mariani
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Rudolf Bauer, Tondi e Triangoli, ©Bridgeman Images.
Giuseppe Bottero Vicedirettore del quotidiano La Stampa.
Lorenzo Curti Psicologo presso Limen Torino ETS; fondatore dello Spazio intermedium.
Roberto G. Maier Filosofo, teologo, professore di Teologia e di Etiche della Terra presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Bartolomeo Montrucchio Professore ordinario di ingegneria informatica presso il Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino.
Davide Picca Ricercatore affiliato presso MetaLAB @Harvard University e Consulente per la gestione dei dati presso l’ Università di Losanna.
Luca Maria Possati Professore assistente in Filosofia della Tecnologia presso l’University of Twente e Ricercatore senior per il programma ESDiT (Ethics of Socially Disruptive Technologies).
Stefano Tartaglia Professore associato in Psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università di Torino.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico legale, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere; Infermiere pediatrico
Logopedista (logopedista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Fisioterapista (fisioterapista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Ostetrica
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
Il corso “Filosofia, Psicoanalisi, Intelligenza Artificiale: dialogo creativo possibile?” proposto da Fondazione Hapax nasce dall’omonima Giornata di Studio realizzata dall’Associazione Inconscio e Civiltà in collaborazione con la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica il 26 ottobre 2025 con l’obiettivo di indagare se e come filosofia, psicoanalisi, semiotica, linguistica e psicosocioanalisi possano contribuire a contrastare gli effetti negativi di IA con un efficace controllo preventivo.
Il travolgente, incessante, “perturbante” (nel senso freudiano del termine) sviluppo dell’IA generativa e del suo ambizioso progetto di realizzare la “torre di Babele” di tutte le lingue e del sapere dell’Umanità, accanto all’innegabile e impressionante aspetto di progresso creativo utilitaristico, comincia a mostrare risvolti pericolosi e distruttivi, aggravando la disuguaglianza tra le classi sociali e minacciando l’equilibrio psichico delle persone, soprattutto dei più giovani (psicocrazia).
Bartolomeo Mondrucchio, ingegnere informatico, professore ordinario di Scienze Informatiche del Politecnico di Torino, dopo una descrizione della tecnologia dell’IA e dei recenti sviluppi destinati a moltiplicarsi enormemente con l’avvento dei computer quantistici, prevede che il destino dell’IA dipenderà dall’uso che ne faranno i suoi “padroni”, mentre la sua affidabilità in termini di rapporto verità /menzogna, dipenderà dalla qualità dei dati con cui IA sarà “nutrita: se prevarranno le fake news e informazioni di bassa qualità, anche IA si impoverirà nelle risposte.
Davide Picca, professore di Semiotica Linguistica all’Università di Losanna, ritiene che IA non possa possedere le capacità simbolopoietiche dell’uomo ma sia un elaboratore, un assemblatore straordinariamente veloce di segni-lettere-numeri secondo regole sviluppate da linguisti e semiotici (in particolare da Umberto Eco).
Luca Maria Possati, professore di Filosofia della Tecnologia all’Università di Twente (Olanda), propone una interessante applicazione di fondamentali concetti psicoanalitici (transfert, identificazione proiettiva, proiezione, identificazione mimetica, ecc.) per comprendere alcuni fenomeni particolari generati da IA, non introdotti “consciamente” dai programmatori (si usa l’espressione “allucinazioni”), che si realizzano nella relazione uomo-macchina (relazione contenuto-contenitore nel senso di W. Bion) come naturali effetti della dialettica conscio/ inconscio. In questa prospettiva la psicoanalisi può dare un grande contributo alla comprensione del funzionamento dell’IA generativa e del suo possibile controllo.
Stefano Tartaglia, professore di Psicologia Sociale all’Università di Torino, illustra, accanto ai benefici dell’uso intelligente di Internet e di IA a scopo di studio e di informazione, i danni psicologici e sociali a cui l’uso dei dispositivi elettronici espone soprattutto bambini e adolescenti, quando si affida passivamente ad essi la delega dell’apprendimento logico e critico, fondato sullo studio e sulla crescita personale consapevole e responsabile.
Roberto Giorgio Maier, professore di Teologia e Filosofia Morale all’Università Cattolica, considera gli aspetti antropologici ed etici posti dal dilagare incontrollato dell’IA e del suo impatto sui sistemi di credenze e modificazioni delle formae mentis delle persone, con possibili danni e condizionamenti nella gestione delle emozioni e del pensiero verso un cambiamento imprevedibile e una possibile era di transumanesimo.
Lorenzo Curti, psicanalista di formazione lacaniana, porta un contributo su alcuni aspetti filosofici, come la teoria dell’iper-oggetto di Timothy Morton, che vengono intrecciati con la psicoanalisi lacaniana. Inoltre, viene illustrata una vignetta clinica di un dialogo tra un paziente e un IA che, in modo compiacente, ne sostiene e rafforza le credenze, fornendo un effetto di contenimento e razionalizzazione. Questo conduce a degli interrogativi sulle possibili relazioni con le IA per cui risulta evidente che lo sviluppo recente di psicoterapie sostenute con alias di terapeuti creati dall’IA, private dalla fondamentale reale presenza di analista e analizzante, può fornire al paziente compiacenti sostegni a ciò che essi dicono, ma non la comprensione della reale esperienza trasformativa del lavoro psicoanalitico.
Giuseppe Bottero, vicedirettore de La Stampa, illustra gli attuali aspetti di IA nei media, mettendo in risalto alcuni elementi innegabilmente utili a cui fanno da contraltare altri estremamente negativi (perdite di posti di lavoro, inosservanza dei diritti d’autore, esposizione grave a notizie non controllate da personale professionale accreditato, ecc).
“Stato attuale della tecnologia di AI e prospettive future” – Bartolomeo Montrucchio
“Not minds, but Signs: ripensare i Large Language Models in semiotica” – Davide Picca
“Possibili analogie tra dinamiche dell’inconscio psicoanalitico e impreviste risposte di IA”
“AI Companions: l’iper-oggetto e la psicosi” – Lorenzo Curti
“Il controllo di IA generativa: aspetti tecnici, etici, politici, economici” – Luca Maria Possati
“Epistemologia, etica, libero arbitrio di fronte a IA” – Roberto G. Maier
“Aspetti funzionali ed etici nell’uso mediatico di IA” – Giuseppe Bottero
“Impatto di internet e di IA in psicologia sociale” – Stefano Tartaglia
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Baghdad, April 2, 2003
Gabriella Caramore Saggista e conduttrice radiofonica, docente presso Associazione Nuova Accademia.
Andrea Giardina Docente di lettere e saggista.
Nicole Janigro Psicoterapeuta, giornalista e scrittrice.
Romano Madera Fondatore di “Philo”, Scuola superiore di pratiche filosofiche e SABOF, Società di analisi biografica a orientamento filosofico.
Ugo Morelli Professore di Scienze cognitive applicate alla vivibilità, al paesaggio e all’ambiente presso l’Università degli Studi di Napoli, Federico II.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico legale, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere; Infermiere pediatrico
Logopedista (logopedista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Fisioterapista (fisioterapista; iscritto nell’elenco speciale ad esaurimento)
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
In un’epoca segnata da numerosi conflitti attivi, da forme pervasive di violenza collettiva e da un’esposizione mediatica costante a immagini provenienti da scenari di guerra, diventa fondamentale acquisire competenze per leggere i meccanismi psicologici su cui si fondano le dinamiche di aggressività, ostilità e sopraffazione. Con un approccio interdisciplinare che intreccia psicoanalisi, psicologia sociale, etologia, filosofia, studi culturali, il ciclo Guerra e violenza intende fornire strumenti interpretativi per comprendere le radici e l’impatto psichico, sociale e culturale dei fenomeni bellici.
Nicole Janigro esplora la prospettiva di Sigmund Freud sulla distruttività umana, mostrando come guerra e violenza siano fenomeni connessi al conflitto interno fra Eros e pulsioni di morte. A partire dai testi freudiani, dal Disagio della civiltà allo scambio epistolare con Einstein (Perché la guerra?), vengono illustrati i meccanismi psichici che accompagnano stati di scissione, negazione, disumanizzazione dell’altro, con particolare attenzione al ruolo dei traumi collettivi, alle nevrosi di guerra e alla dialettica fra Io pacifico e Io bellicoso.
La lezione di Ugo Morelli approfondisce la differenza tra aggressività, intesa come movimento naturale di avvicinamento all’altro, e distruttività, intesa come esito patologico dell’incapacità di riconoscere le differenze. Partendo dalle ipotesi di Franco Fornari e di Erich Fromm (guerra come elaborazione paranoide del lutto e distruttività come modalità di fuga dall’angoscia di morte), la lezione approfondisce la necessità di una cultura del conflitto come alternativa concreta alla violenza, chiarendo come cooperazione e conflitto sono dinamiche complementari e fisiologiche, mentre il tentativo di rimozione del conflitto alimenta negazione, stereotipi, sopraffazione.
La lezione di Romano Madera su Carl Jung introduce il contributo di quest’ultimo sul tema della violenza, incentrato sul concetto di Ombra: ciò che l’Io rifiuta e proietta all’esterno trasformando l’altro in capro espiatorio. Attraverso il mito di Sigfrido, la lotta con l’Ombra e l’idea di una “guerra civile interiore”, Madera mostra come la pace esterna sia impossibile senza l’integrazione del conflitto intrapsichico. Il percorso evidenzia come la violenza collettiva sia alimentata dalla rimozione del negativo, dalla fusione tra archetipi e realtà sociali, e da processi di proiezione che trasformano lo straniero, esterno o interno, in nemico.
Andrea Giardina analizza l’opera di Konrad Lorenz, padre dell’etologia moderna, mettendo in luce la sua teoria dell’aggressività innata e i suoi sviluppi nell’interpretazione della violenza umana. La lezione affronta la distinzione tra aggressività interspecifica e intraspecifica, il ruolo evolutivo dei riti inibitori, la crisi contemporanea dei meccanismi naturali di contenimento e lo scompenso fra ritmo culturale e ritmo biologico che caratterizza il mondo moderno. Ampio spazio è dedicato alle riflessioni di Lorenz sull’ambientalismo, sulla degenerazione della cultura, sulle manipolazioni sociali e sul pensiero tecnico che amplifica potenzialmente la distruttività.
Gabriella Caramore propone una lettura filosofica della guerra attraverso lo sguardo radicale di Simone Weil, autrice che ha assistito direttamente alle lacerazioni del Novecento. Caramore approfondisce tre punti chiave di Weil: lo sguardo sulla storia dalla prospettiva della sconfitta; la responsabilità umana nell’uso degli strumenti di distruzione; la necessità di un pensiero in divenire, non dogmatico, capace di orientare verso forme nuove di speranza. Una prospettiva che invita a coltivare uno sguardo ampio, capace di tenere insieme vulnerabilità, etica della responsabilità e consapevolezza dei limiti umani, elementi indispensabili in tempi di crisi e conflitto.
“Sigmund Freud” – Nicole Janigro
“Erich Fromm” – Ugo Morelli
“Carl Gustav Jung” – Romano Madera
“Konrad Lorenz” – Andrea Giardina
“L’assurda catastrofe. Simone Weil e la guerra” – Gabriella Caramore
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Mario Sughi, Sunday morning at the park. ©Mario Sughi/Bridgeman Images.
Raffaella Lops Agente letteraria.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere, Infermiere Pediatrico
Fisioterapista
Logopedista
Ostetrico
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
È obbligatorio avere letto, prima di ciascun incontro, il libro oggetto di discussione.
Per ottenere i crediti ECM è obbligatorio partecipare a tutti gli incontri.
Il corso è strutturato come un gruppo di lettura e prevede due incontri, distribuiti su altrettanti mesi, durante i quali, sotto la guida di Raffaella Lops, saranno approfonditi i seguenti due libri: “La chiamata. Storia di una donna argentina” di Leila Guerriero che racconta la storia di Silvia Labajru e “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi, diario di bordo di una mente smarrita.
“La chiamata. Storia di una donna argentina” di Leila Guerriero racconta, con approccio giornalistico ma pieno di originalità, la vita di Silvia Labayru, rinchiusa nel carcere dell’Esma durante la dittatura militare di Videla, in Argentina, e lì rapita e torturata. È un libro che narra la prigionia ma anche l’essere sopravvissuta, e la solitudine che si può riscontrare fuori, quando pensi che sia tutto finito. L’autrice riesce a costruire un affresco potente di quegli anni bui dell’Argentina, dai quali nessuno sembra uscire davvero indenne. Durante la discussione si cercherà di evidenziare la polifonia del romanzo, il metodo con cui si arriva ad avere un insieme di tutti i personaggi.
“Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi è un diario di bordo, un memoir lucido e implacabile sulla malattia mentale, è un’autobiografia dettagliata, analitica, nella quale l’autore non risparmia nulla, a se stesso e a noi, al sistema che dovrebbe riconoscerlo e curarlo. Lo sbilico è la ricerca di una lingua abbastanza precisa da diventare appiglio, salvezza, il tentativo in extremis di dominare la propria mente. Nel libro si percepiscono un processo di sedimentazione lungo e un talento fuori norma. Le cellule del corpo impazziscono, gli effetti dei farmaci sono dappertutto, ci sono i tremori, gli spasmi – solo la parola è sotto controllo. E non si concede con nessuna retorica all’idea della guarigione.
Obiettivo del corso è approfondire il legame tra la lettura e la narrazione di sé: parlare di un libro, parlarne davvero, e farlo con altri, equivale a dire qualcosa di profondo su se stessi, sulle proprie relazioni, sul rapporto con i ricordi e con il presente. La lettura dei testi e le attività proposte durante gli incontri agevoleranno l’emergere di riflessioni personali nei partecipanti e permetteranno di costruire un’esplorazione comune nel corso del dibattito in classe.
29 ottobre, 18.00-19.30
Come i romanzi parlano di noi: La chiamata. Storia di una donna Argentina di Leila Guerriero;
26 novembre, 18.00-19.30
Come i romanzi parlano di noi: Lo sbilico di Alcide Pierantozzi
Sono disponibili 35 posti che saranno assegnati ai primi 35, tra gli iscritti, che si presenteranno all’incontro del 29 ottobre e che, come da pre-requisito richiesto, avranno letto il libro oggetto di discussione.
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Franziska Neubert, Sitter. © Bridgeman Images.
Judith Lewis Herman. Psichiatra, ricercatrice, insegnante e autrice statunitense.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta, medico legale)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere, Infermiere Pediatrico
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
Judith Lewis Herman, che da oltre trent’anni si occupa del disturbo da stress post-traumatico, lo ha visto di recente riconosciuto dall’ICD-11, non ancora dal DSM5. La condizione di dominio e di subordinazione alla quale la vittima non può sfuggire, spiega la psichiatra, si perpetra in dimensioni individuali così come in contesti sociali: la famiglia, con i casi di abusi infantili e violenza domestica; le guerre che coinvolgono sempre più Stati; il traffico di esseri umani ormai business interazionale; in ambito politico con torture e campi di detenzione, laddove i potenti o distolgono lo sguardo o sono addirittura complici. Un rapporto di Amnesty International ha rivela i metodi inflitti alle vittime. Metodi che vengono letteralmente insegnati e, quando appresi autonomamente dai carnefici, originano, secondo Lewis Herman, dalla pornografia.
Isolata dal contesto sociale, sottoposta a controllo coercitivo e imposizione di regole, la vittima vive in uno stato di perenne terrore e vergogna, degradata e costretta a violare il proprio codice morale. Coloro che hanno subito sin dall’infanzia esperienze avverse svilupperanno autolesionismo, tendenza alla suicidarietà, abuso di sostanze, bulimia sessuale, con grave impatto sulla personalità, modificata nei bambini, degradata negli adulti. La sensazione di essere sporchi e disgustosi si accompagna nei survivors, soprattutto se vittime di stupro e incesto, al senso inaffrontabile di essere guardati, all’isolamento e al ritiro, alla ricerca disperata di un salvatore, senza che si impari a tutelarsi e proteggersi, ritenendosene non in diritto. Secondo le statistiche, l’81% di chi ha subito abusi nell’infanzia svilupperà disturbi borderline.
L’alleanza terapeutica si basa sui principi di fiducia e supporto, ma alla fine sarà il survivor responsabile della propria recovery. Il terapeuta propone al paziente, che non le conosce o le ha dimenticate, una relazione basata su regole. Studi di follow-up dimostrano come esistano fattori predittivi di una buona recovery: azioni intraprese contro la sottomissione, chiedere aiuto, non isolarsi. Quella del survivor si configura insomma come una vera e propria missione. Da parte sua il terapeuta dovrà risolvere questioni pratiche, a partire dalla sicurezza dell’ambiente in cui il paziente vive e alla sua indipendenza economica.
Altre strategie come la cura del corpo e della salute, la meditazione, l’esercizio fisico, tenere un diario, darsi una lista di obiettivi da spuntare, si sono rivelate efficaci. Assai utili i gruppi sociali di appoggio, dove si creano legami fortissimi e l’empatia per il trauma altrui è spesso maggiore che per sé, agenti potenti nella transizione verso la terapia individuale. La perdita successiva alla violenza andrà elaborata come un lutto, interrogandosi sul significato che si trarrà dall’esperienza traumatica. Domande che sconcertano perché la vittima non potrà che porsi la questione del male. Il terapeuta non avrà risposte ma potrà aiutare il survivor a trovare le proprie.
Lezione di Judith Lewis Herman.
La lezione è stata tenuta durante il XV congresso nazionale SPR-IAG (Society for Psychotherapy Research, Italy), “Psicoterapia in un mondo che cambia”, tenutosi nel novembre 2024 a Napoli sotto la direzione scientifica di Vittorio Lingiardi.
Scrivi Fondazione Hapax ETS – Codice fiscale 97868180015 nella tua dichiarazione dei redditi.

Sally Pring, Pam. ©Bridgeman Images
Annelou de Vries. Responsabile del Dipartimento di Psichiatria Infantile del Centro di Expertise sulla Disforia di Genere dell’Amsterdam UMC.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico di comunità, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta, medico legale)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Infermiere, Infermiere Pediatrico
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
La keynote di Annelou de Vries, psichiatra dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Amsterdam UMC/Levvel – Amsterdam Academic Center of Child and Adolescent Psychiatry, è stata registrata durante il XV congresso nazionale SPR-IAG (Society for Psychotherapy Research, Italy), Psicoterapia in un mondo che cambia, tenutosi nel novembre 2024 a Napoli sotto la direzione scientifica di Vittorio Lingiardi.
La psichiatra olandese, il cui principale interesse clinico e di ricerca riguarda gli adolescenti transgender, illustra il cosiddetto “approccio olandese”, ripercorrendone la storia pionieristica. Risale alla seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso l’istituzione di una clinica di genere a Utrecht per adolescenti e bambini. Allora, ricorda da De Vries, non ci rendeva ancora conto che anche i bambini potessero sperimentare disforia di genere o identità transgender e si offrivano solo interventi psicoterapeutici o di sostegno psicologico. Senza utilità, come già da un ventennio trattando gli adulti. Si iniziò allora a inviare i giovani pazienti ad Amsterdam, presso un endocrinologo che, dopo gli adulti, aveva iniziato a trattare con terapie ormonali anche adolescenti sotto i 18 anni. All’inizio degli anni 2000 le due cliniche si fusero e prese avvio il “protocollo olandese”. Tre le fasi del trattamento: l’utilizzo di bloccanti della pubertà, dai 10-13 anni, del tutto reversibile, per creare un periodo di sospensione che permetta all’adolescente di decidere; la somministrazione di una terapia ormonale, parzialmente reversibile, a partire dai 16 anni; l’intervento chirurgico, del tutto irreversibile, solo con la maggiore età. Una “standard care” proposta a “individui assegnati maschio o femmina alla nascita” – come li definisce la psichiatra olandese. Studi citati dimostrano il benessere psicologico degli adolescenti in trattamento, nonché la loro capacità di comprendere e di decidere del percorso di transizione proposto. Un aspetto comunque, quello psicologico, al quale prestare molta attenzione, data anche la copresenza di autismo o disturbi dello spettro autistico in questi soggetti. Più difficile interessare l’adolescente in transizione agli effetti sulla salute riproduttiva e sulla definitiva infertilità che lo attendono. Le statistiche recenti dimostrano un esponenziale incremento delle richieste di transizione di genere, che De Vries spiega con il clima di maggior accettazione nella società e con il coraggio di uscire allo scoperto, pur permanendo la transfobia. Tanto più, nota la psichiatra, nella svolta a destra e populista delle democrazie occidentali, citando gli Stati Uniti e pure l’Italia. Ma, nonostante le controversie e le critiche in atto, la posizione di Annelou de Vries è che il rifiuto del percorso medico non sia la soluzione, nella prospettiva di garantire a chiunque, anche ai più giovani, il diritto di scegliere la propria identità di genere.
Lezione di Annelou de Vries.
La lezione è stata tenuta durante il XV congresso nazionale SPR-IAG (Society for Psychotherapy Research, Italy), “Psicoterapia in un mondo che cambia”, tenutosi nel novembre 2024 a Napoli sotto la direzione scientifica di Vittorio Lingiardi.