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Marco Aime Professore ordinario presso il Dipartimento di scienze politiche e internazionali – DiSPI dell’Università degli Studi di Genova.
Sara Bonfanti Professore a contratto presso l’Università degli Studi di Genova.
Adriano Favole Professore ordinario di Antropologia culturale presso l’Università di Torino e Direttore del Laboratorio “Arcipelago Europa.
Laura Porta Psicologa, psicoterapeuta e psicoanalista libero professionista; socia fondatrice di Jonas Onlus.
Giuseppe Varchetta Sarchi Psicologo dell’organizzazione di formazione psico-socioanalitica, consulente di sviluppo organizzativo in
contesti aziendali.
Elena Camerone Psichiatra e psicoterapeuta.
Medico chirurgo (psichiatra, psicoterapeuta, neurologo, neuropsichiatra infantile, medico di comunità, medico legale, medico di medicina generale, pediatra, pediatra di libera scelta)
Psicologo, Psicoterapeuta
Assistente sanitario
Educatore professionale
Logopedista
Fisioterapista
Infermiere; Infermiere pediatrico
Tecnico della riabilitazione psichiatrica
Terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva
Terapista occupazionale
Ancor prima del momento in cui veniamo al mondo, i riti accompagnano la nostra vita e ne scandiscono ogni tappa. Il ciclo Riti contemporanei indaga quattro momenti chiave dell’esistenza umana – nascita, maturità, lavoro, morte – da una prospettiva interdisciplinare che unisce antropologia, psicologia e sociologia. Il filo conduttore è la funzione che i riti, radicati di generazione in generazione, continuano a svolgere nella società contemporanea: definire appartenenze, segnare passaggi di status, tenere insieme le comunità.
Nella lezione introduttiva, l’antropologo Marco Aime definisce le condizioni perché un rito si possa considerare tale: collettività, rispetto di canoni precisi, coinvolgimento della comunità, legame con lo status sociale. A partire dalla teoria delle tre fasi di van Gennep – separazione, transizione, reintegrazione – si ripercorre l’evoluzione di alcuni riti nel corso del tempo. Se l’individualismo contemporaneo e la società sempre più fluida hanno reso i riti più labili e i punti di riferimento meno netti, i riti non sono scomparsi: dalle celebrazioni civili e religiose a tutti i momenti che scandiscono gli eventi chiave dell’esistenza, ogni comunità sente ancora il bisogno di riunirsi intorno a forme collettive e ben codificate.
Con l’antropologa Sara Bonfanti entriamo nell’analisi del primo momento di passaggio vero e proprio: la nascita, come evento fondativo dell’esperienza umana, costituisce un potente rito di passaggio in cui le tre fasi descritte da van Gennep trovano piena espressione. Non si tratta di un evento meramente biologico: venire al mondo è un atto culturale che coinvolge corpo, mente e società nel suo insieme, e consegna l’individuo alla società che lo riceve. A partire dal concetto di “nascita tecnocratica” elaborato da Davis-Floyd (1992), la lezione racconta il passaggio che ha sottratto l’evento nascita alla comunità, medicalizzandolo e consegnandolo alle istituzioni sanitarie: un processo che, pur garantendo sicurezza, rischia di marginalizzare saperi e pratiche culturalmente diversi, rendendo sempre più necessario il ruolo della mediazione culturale nei percorsi di accompagnamento alla nascita.
La psicologa e psicoterapeuta Laura Porta esplora il concetto di maturità passando in rassegna alcune delle voci più autorevoli della psicoanalisi e della filosofia contemporanea. Partendo dal concetto lacaniano secondo cui questo processo si radica nel desiderio dell’Altro – nell’alternanza di presenza e assenza della figura genitoriale – la lezione ripercorre come il concetto di maturità sia stato declinato nel tempo dalle diverse teorie psicoanalitiche, arrivando fino ai giorni nostri con a Romano Màdera e Miguel Benasayag. Ne emerge un quadro ricco e stratificato in cui la maturità non coincide con una soglia anagrafica ma con un processo dinamico di soggettivazione: il percorso attraverso cui un individuo diventa capace di abitare la propria vita con desiderio e responsabilità.
Lo psicologo Giuseppe Varchetta affronta il tema del lavoro come spazio in cui la dimensionerituale collettiva è oggi profondamente erosa. Il progressivo prevalere della logica finanziaria a breve termine su quella industriale ha ridisegnato l’esperienza lavorativa italiana ed europea, disperdendo il capitale creativo e indebolendo la funzione identitaria e aggregante che il lavoro storicamente svolgeva. I giovani lavoratori, rispetto alle generazioni precedenti, rispondono a questa crisi non con una rivoluzione collettiva, ma rivendicando il tempo fuori dal lavoro come quello dove si esplica la propria autorealizzazone. Di fronte a una risposta poco lungimirante da parte delle organizzazioni, Varchetta individua tuttavia nello spazio trans-soggettivo – la dimensione relazionale tra soggetti che portano ciascuno il proprio bagaglio emozionale – la possibilità di ricostruire alleanze e riconoscimento reciproco, condizioni necessarie perché il lavoro torni ad essere luogo di senso condiviso e non solo di obiettivi individuali.
L’antropologo Adriano Favole affronta il tema della morte evidenziando una caratteristica unica dei riti funebri: la loro universalità. Sebbene diversamente declinati culturalmente e storicamente, essi rappresentano infatti una costante per qualsiasi società, e la loro assenza è da sempre legata a situazioni di conflitto e di disumanità estrema. Antropologicamente, la morte rappresenta una frattura nella società, che va ricucita, e i riti servono proprio a questo: ricostruire la tessitura sociale e ricreare comunità a seguito di una perdita. Attraverso esempi da comunità diverse del mondo, dai Dayak del Borneo, con la loro pratica della doppia sepoltura, agli Inuit, la lezione ripercorre le principali teorie antropologiche, come l’interpretazione funzionalista di Robert Hertz e quella di Clifford Geertz, che legge i riti come arene di tensione sociale. Emerge così una visione processuale della morte, che appare lontana dalla sensibilità occidentale contemporanea ma antropologicamente più fedele alla complessità di un evento che non si esaurisce in un istante, ma richiede tempo per essere elaborato dalla comunità.
“Introduzione sui riti di passaggio” – Marco Aime
“Nascita” – Sara Bonfanti
“Maturità” – Laura Porta
“Lavoro” – Giuseppe Varchetta
“Morte” – Adriano Favole